Ci rivedremo tra 25 anni

E alla fine è arrivato il gran giorno, la data che attendevamo da 25 anni. Chi non è più giovanissimo ricorderà il tormentone che si ascoltava ovunque in quel lontano 1991: chi ha ucciso Laura Palmer?
Si creò una curiosità fortissima verso la serie, forse per la prima volta nella storia della tv, tale da non potersi esimere dal guardarla. E così fummo scaraventati nel mondo di Twin Peaks, un mondo strano e affascinante, un misto di soap opera e detective story che rendeva la serie particolare e unica. E sopra tutto le atmosfere tipiche lynchiane. La serie parlava di una cittadina montana vicino al confine col Canada, Twin Peaks, che all’improvviso si ritrova sotto shock per il ritrovamento del cadavere della reginetta del liceo, Laura Palmer. A indagare arriva l’agente Dale Cooper, personaggio ormai iconico, che si trova a scavare sotto la superficie all’ombra degli onnipresenti e maestosi alberi di Douglas, facendo uscire alla luce il marcio e il torbido che si nascondevano nella realtà quotidiana. Nell’immaginario lynchiano è sempre la normalità, la tranquilla periferia, che nasconde i peggiori segreti e i mostri. E in twin peaks troviamo l’incesto, lo sfruttamento sessuale, l’abuso di droga, le violenze domestiche, l’omicidio. Era come se, mentre procedevano le indagini, si scendesse nell’inferno della normalità che diventava sempre più osceno e indicibile. A un certo punto però, l’incanto si ruppe. Alla produzione interessava soprattutto la risoluzione dell’omicidio: chi cavolo è stato a uccidere la povera Laura Palmer? E così si decise di rivelare l’omicida prima della metà della seconda stagione. Lynch avrà parole durissime, dirà che quello era il segreto che reggeva tutti gli altri, che fu un errore gravissimo e imperdonabile. Dirà che non sarebbe mai più tornato alla televisione, cosa per fortuna non mantenuta. Ma insomma andò così, mi pare all’ottava puntata fu svelato il mistero e da quel momento il pubblico si sentì gratificato e poco a poco smise di seguire la serie. Lynch e Frost si disinteressarono e i collaboratori non sapendo che pesci pigliare, introdussero sottotrame poco riuscite. Il destino era segnato e infatti l’ABC decise la cancellazione. Gli ultimi due episodi videro il ritorno di Lynch e Frost e un innalzamento della qualità, proposero un finale aperto come per invogliare la produzione a una terza stagione ma le cose non andarono bene e Twin Peaks finì la sua corsa.
Ma la visione di Laura Palmer che annuncia a Cooper “ci rivedremo tra 25 anni” fa venire ancora la pelle d’oca. E a 25 anni da quell’avvertimento siamo di nuovo qui. A un twin Peaks che non è Twin Peaks, che non si perde nel revival o nella nostalgia. E’ un’altra cosa, come anche il tipo di immagine è diversa, più moderna e adulta. E’ ancora presto per dire cosa sia, ma non è più legato ai luoghi di twin peaks, si spazia molto e nella prima puntata non viene mostrato nulla che faccia ricordare l’iconografia così tipica delle prime stagioni: il vento tra gli alberi, il semaforo ondeggiante, le luci fluorescenti. Quello che rimane, forse, è il senso di inquietitudine e di straniamento, il senso di mistero e di incertezza. Benvenuto Twin Peaks, ci mancavi da tanto

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